Curare oggi per il domani, la responsabilità intergenerazionale della medicina nell’era dell’IA

Ogni scelta tecnologica in sanità costruisce il sistema di cura che verrà. L’IA impone uno sguardo lungo su equità, sostenibilità e futuro.

Matteo Benevento

5/26/2025

two hands reaching for a flying object in the sky
two hands reaching for a flying object in the sky

La medicina del XXI secolo non si limita più a rispondere ai bisogni immediati. Ogni decisione clinica, ogni scelta tecnologica, ogni modello organizzativo ha conseguenze che si estendono nel tempo. Curare oggi significa, sempre più chiaramente, incidere sul domani. L’intelligenza artificiale (IA) rende questa responsabilità intergenerazionale più visibile e più urgente, perché amplifica gli effetti delle decisioni presenti e li proietta nel futuro con una forza senza precedenti. Per molto tempo la medicina ha pensato se stessa come una pratica orientata al qui e ora. Alleviare un sintomo, risolvere un problema, salvare una vita. Questi obiettivi restano fondamentali. Ma non sono più sufficienti. Le scelte che facciamo oggi sull’uso dei dati, sugli algoritmi, sulle priorità di investimento costruiscono il sistema di cura che le generazioni future erediteranno. Curare non è più solo un atto clinico. È un atto politico nel senso più alto del termine: riguarda la polis, la comunità che verrà. L’intelligenza artificiale introduce una dimensione temporale nuova. Gli algoritmi apprendono dal passato per agire nel presente, ma influenzano il futuro. I dati raccolti oggi diventano la base delle decisioni di domani. Se oggi raccogliamo dati parziali, distorti, non rappresentativi, domani avremo sistemi che riproducono e amplificano queste distorsioni. La responsabilità del medico e delle istituzioni non si esaurisce nell’esito immediato. Include la qualità del mondo che stiamo costruendo. Curare oggi per il domani significa interrogarsi su che tipo di sanità vogliamo lasciare. Una sanità ipertecnologica ma diseguale, o una sanità che utilizza la tecnologia per ridurre le disuguaglianze? Una sanità che privilegia l’efficienza a breve termine, o una che investe in sostenibilità, formazione, prevenzione reale? L’IA può supportare entrambe le direzioni. La differenza sta nelle scelte.

La responsabilità intergenerazionale emerge con forza anche nella gestione delle risorse. Ogni tecnologia introdotta ha un costo ambientale, energetico, umano. Data center, infrastrutture digitali, dispositivi consumano risorse che non sono infinite. Curare oggi senza considerare l’impatto ambientale significa compromettere la salute di domani. In questi anni parlare di medicina senza parlare di sostenibilità è una contraddizione. Nel rapporto medico-paziente, questa responsabilità si traduce in una comunicazione più ampia. Non si tratta solo di spiegare cosa è meglio per quella persona oggi, ma anche di collocare la scelta dentro una visione più larga. Prevenzione, uso appropriato delle risorse, rifiuto di interventi sproporzionati sono atti di cura che guardano al futuro. Non perché sacrificano il presente, ma perché lo rendono sostenibile. Curare oggi per il domani significa anche formare. I medici in formazione di oggi saranno i custodi della tecnologia di domani. Il modo in cui imparano a usare l’IA, a interrogarla, a contestualizzarla determinerà la qualità delle cure future. Una formazione che insegna solo a utilizzare strumenti produce dipendenza. Una formazione che insegna a riflettere produce autonomia. Questa è una responsabilità che va oltre la singola carriera. La tentazione è quella di adottare rapidamente ciò che è disponibile, spinti dalla pressione dell’innovazione. Ma la rapidità può essere miope. Introdurre un sistema senza valutarne gli effetti a lungo termine può creare lock-in tecnologici difficili da correggere. Curare oggi per il domani richiede prudenza, valutazione, capacità di dire no quando l’innovazione non è matura o non è equa.

La responsabilità intergenerazionale riguarda anche il rapporto con i dati. I dati sanitari sono una risorsa potente, ma anche una eredità. Le modalità con cui vengono raccolti, conservati, condivisi oggi definiranno le possibilità di ricerca e cura future. Proteggere la privacy non è solo tutelare il presente. È garantire che la fiducia nelle istituzioni sanitarie non venga erosa nel tempo. Senza fiducia, il futuro della medicina è fragile. La medicina si trova a dover bilanciare esigenze immediate e visioni di lungo periodo. La pressione clinica spinge a risolvere ora. La responsabilità intergenerazionale chiede di pensare oltre. Questo equilibrio non è semplice. Ma ignorarlo significa trasferire problemi irrisolti alle generazioni successive. Curare oggi senza responsabilità verso il futuro è una forma di debito morale. Le principali istituzioni sanitarie internazionali richiamano esplicitamente questa prospettiva, sottolineando che l’innovazione in sanità deve essere orientata alla sostenibilità, all’equità e alla resilienza dei sistemi. Non basta migliorare gli esiti oggi. Bisogna garantire che i sistemi siano capaci di rispondere alle sfide future.

La responsabilità intergenerazionale si manifesta anche nella scelta dei modelli di cura. Promuovere una medicina centrata solo sull’intervento tecnologico rischia di creare aspettative irrealistiche e dipendenza. Promuovere una medicina che valorizza prevenzione, relazione, limite costruisce cittadini più consapevoli e sistemi più solidi. Curare oggi per il domani significa educare alla salute, non solo curare la malattia. C’è infine una dimensione etica profonda. Le generazioni future non possono partecipare alle decisioni che prendiamo oggi, ma ne subiranno le conseguenze. Questo crea un dovere di rappresentanza. Il medico, nel suo ruolo, diventa anche portavoce di chi verrà. Questa responsabilità non è astratta. Si traduce in scelte quotidiane: quale tecnologia adottare, come usarla, quando fermarsi. L’intelligenza artificiale rende queste scelte più potenti e più rischiose. Può amplificare il bene, ma anche cristallizzare errori. Curare oggi per il domani significa usare l’IA con uno sguardo lungo, consapevoli che ogni modello addestrato, ogni processo automatizzato contribuisce a definire il futuro della cura.

Alla fine, la responsabilità intergenerazionale della medicina ci riporta a una domanda semplice e radicale: che mondo di cura vogliamo lasciare? Un mondo in cui la tecnologia domina senza controllo, o un mondo in cui la tecnologia è al servizio della vita? La risposta non è scritta nei codici. È nelle scelte quotidiane di chi cura. Nella società contemporanea curare oggi per il domani non è un’opzione. È una necessità. Perché la medicina non appartiene solo al presente. Appartiene anche a chi verrà dopo di noi. E la qualità della cura futura dipende dalla responsabilità che sappiamo esercitare oggi.