Curare senza consumare, perché la sostenibilità è una competenza clinica nel 2025

Ogni atto di cura ha un costo invisibile: sostenibilità significa usare risorse, tecnologia e interventi con misura e senso del limite.

Matteo Benevento

8/4/2025

woman spreading hair at during sunset
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La medicina è potente, rapida, tecnologicamente avanzata. Ogni giorno produce diagnosi più precise, trattamenti più efficaci, percorsi più personalizzati. Ma questa potenza ha un costo. Consuma risorse, energia, tempo, attenzione. Consuma anche fiducia, quando l’eccesso di interventi genera disorientamento. In questo scenario, la sostenibilità smette di essere un tema ambientale astratto e diventa una competenza clinica concreta. Curare oggi significa anche saper non consumare inutilmente. La sostenibilità in medicina non riguarda solo l’impatto ecologico degli ospedali, pur rilevante. Riguarda il modo in cui utilizziamo le risorse cliniche, il tempo dei professionisti, l’attenzione dei pazienti. L’intelligenza artificiale (IA) promette di ottimizzare tutto questo. Ma l’ottimizzazione, da sola, non garantisce sostenibilità. Può persino aumentarne il consumo, se moltiplica esami, controlli, interventi perché tecnicamente possibili. Curare senza consumare significa riconoscere che ogni atto clinico ha un costo invisibile. Un esame in più non consuma solo denaro, ma attenzione, ansia, tempo di attesa. Un trattamento marginalmente utile può sottrarre energie a ciò che davvero conta. La medicina deve imparare a valutare il valore complessivo di ciò che fa, non solo l’efficacia tecnica. Questa valutazione è una forma di responsabilità. L’intelligenza artificiale può aiutare a identificare sprechi, ridondanze, inefficienze. Può suggerire percorsi più snelli, ridurre errori, evitare duplicazioni. Ma non può decidere cosa vale la pena fare. La sostenibilità non è una funzione matematica. È una scelta di priorità. Richiede di chiedersi non solo funziona?, ma serve davvero?. Questa domanda è clinica ed etica insieme.

Nel rapporto medico-paziente, la sostenibilità passa anche dal linguaggio. Spiegare perché non è necessario fare tutto ciò che è possibile richiede fiducia. In una cultura che associa la cura all’azione, il “fare meno” può essere percepito come trascuratezza. Il medico è chiamato a spiegare che la sostenibilità non è risparmio a scapito della qualità, ma tutela della qualità nel tempo. Curare senza consumare significa proteggere la cura stessa.b La sostenibilità riguarda anche la prevenzione dell’overdiagnosis e dell’overtreatment. L’IA, aumentando la sensibilità diagnostica, può individuare anomalie clinicamente irrilevanti. Senza una guida umana, questo può portare a una cascata di interventi inutili. Sostenibilità significa saper distinguere tra ciò che è rilevante e ciò che non lo è. Questa distinzione non è automatica. Richiede giudizio. La sostenibilità è anche una questione di giustizia. Le risorse sanitarie non sono infinite. Ogni scelta ha un impatto su altri pazienti, su altri contesti, su altre generazioni. Utilizzare risorse per interventi a basso valore significa sottrarle a interventi ad alto valore. L’IA può aiutare a rendere visibili queste dinamiche, ma la responsabilità della scelta resta umana. La sostenibilità riguarda il lavoro dei professionisti. Burnout, carichi eccessivi, frammentazione riducono la qualità delle cure. Curare in modo sostenibile significa anche organizzare il lavoro in modo umano. L’IA può automatizzare compiti ripetitivi, ma se viene usata per aumentare la produttività senza limiti, il consumo umano cresce. La sostenibilità include la salute di chi cura. Nel contesto ambientale, la medicina ha un’impronta significativa. Strutture energivore, materiali monouso, filiere complesse. Oggi la consapevolezza di questo impatto cresce. L’IA può supportare una gestione più efficiente, ma la scelta di investire in pratiche sostenibili è politica e culturale. Curare senza consumare significa riconoscere che la salute delle persone è legata alla salute del pianeta. Nel percorso formativo, la sostenibilità è ancora marginale. Si insegna a curare, meno a valutare l’impatto delle cure. Questa lacuna sta diventando evidente. L’IA fornisce strumenti, ma senza una cultura della sostenibilità rischia di accelerare il consumo. Integrare la sostenibilità nella formazione significa formare medici capaci di pensare in termini di lungo periodo.

La letteratura scientifica sottolinea l’importanza delle cure ad alto valore, mostrando che ridurre interventi inutili migliora la qualità delle cure e la sostenibilità dei sistemi sanitari. Questi dati assumono un peso ancora maggiore, perché la pressione sulle risorse è crescente. Curare meno, quando appropriato, può significare curare meglio. La sostenibilità riguarda anche il rapporto con la tecnologia. Ogni nuova soluzione promette miglioramenti, ma introduce anche dipendenze, costi, complessità. Scegliere tecnologie sostenibili significa valutare non solo la performance, ma la manutenzione, l’equità di accesso, l’impatto organizzativo. L’IA non è neutra. Va governata. Curare senza consumare significa anche saper fermarsi. Come già visto, il limite è parte della cura. Continuare a intervenire quando il beneficio è minimo consuma risorse senza aggiungere valore. La sostenibilità clinica è anche la capacità di dire basta. Questa decisione non è resa. È tutela della dignità.

Le principali istituzioni sanitarie internazionali richiamano l’urgenza di sistemi sanitari sostenibili, sottolineando che la sostenibilità è una condizione per garantire il diritto alla salute nel lungo periodo. Nell’era dell’IA, questo richiamo diventa operativo, non solo teorico. La sostenibilità non è un vincolo esterno alla medicina. È una sua dimensione interna. Curare senza consumare significa prendersi cura del presente senza compromettere il futuro. Significa usare la tecnologia con misura, le risorse con responsabilità, le persone con rispetto. Alla fine, la medicina del futuro non sarà giudicata solo per ciò che saprà fare, ma per ciò che saprà preservare. Preservare risorse, relazioni, senso. L’intelligenza artificiale può rendere la medicina più efficiente. Ma solo una medicina sostenibile può renderla duratura. Nel XXI secolo curare senza consumare è forse una delle sfide più grandi. Perché richiede di rinunciare all’illusione dell’illimitato e di scegliere una cura che duri nel tempo. E questa scelta, oggi, è una delle forme più alte di responsabilità clinica.