Dalle relazioni aumentate all’umano possibile
L’innovazione non è neutra. Intelligenza artificiale, scuola e sostenibilità pongono una domanda comune, che tipo di umanità vogliamo costruire nel digitale?
Alfonso Benevento
11/23/2025
Riportare al centro l’umano mentre tutto intorno sembra spingerci a parlare solo di tecnologia è di fondamentale importanza. Le relazioni nell’ecosistema digitale non sono effetti collaterali delle piattaforme, ma luoghi decisivi in cui oggi si gioca la qualità della vita sociale. Identità, gruppi, linguaggi, responsabilità, cittadinanza sono temi antichi, resi urgenti da contesti nuovi. Bisogna chiedersi allora: che tipo di umanità stiamo costruendo nell’era delle tecnologie intelligenti?
Le relazioni aumentate non vivono in un compartimento stagno. Si intrecciano in modo profondo con l’intelligenza artificiale (IA), con la scuola, con la sostenibilità. Non come temi separati, ma come dimensioni di uno stesso problema culturale, abitare ambienti complessi senza perdere il senso della responsabilità. Quando parliamo di intelligenza artificiale, infatti, non parliamo solo di algoritmi, modelli o automazione. Parliamo di decisioni che incidono sulle relazioni, di sistemi che classificano, suggeriscono, premiano, escludono. Come ricorda il filosofo Luciano Floridi, viviamo in un’infosfera in cui agenti umani e non umani co-agiscono. In questo scenario, comprendere le dinamiche relazionali non è un esercizio opzionale, ma una condizione per governare l’innovazione invece di subirla. La psicologia sociale ci mostra continuamente come le piattaforme influenzino comportamenti, identità e gruppi. L’IA amplifica questo effetto, rendendo le mediazioni meno visibili e più pervasive. Parlare di IA senza interrogarsi sulle relazioni che produce e trasforma significa ridurre il dibattito a una questione tecnica. La strada da scegliere è un’altra, mettere in dialogo tecnologia ed etica, innovazione e responsabilità, efficienza e umanità.
Lo stesso vale per la scuola. Mostrare come il digitale sia ormai uno spazio educativo, nel bene e nel male. La scuola non può limitarsi a inseguire gli strumenti, né a difendersi dalle tecnologie. Deve assumere il compito più complesso, educare alla relazione nell’era digitale per formare soggetti capaci di pensiero critico, empatia, responsabilità, abitare gruppi e conflitti anche online senza scivolare nella polarizzazione o nella disumanizzazione. In questo senso, la scuola è il luogo in cui le relazioni aumentate possono diventare relazioni consapevoli. Non attraverso divieti o scorciatoie, ma attraverso una pedagogia della complessità, come ci ha insegnato il pedagogo Edgar Morin, una pedagogia capace di tenere insieme conoscenza, etica e contesto. Parlare di scuola significa parlare del futuro delle relazioni, non solo delle competenze.
Infine, la sostenibilità. Apparentemente lontana dal tema delle relazioni, in realtà ne rappresenta una prosecuzione necessaria. La sostenibilità non è solo ambientale o energetica. È anche sociale, relazionale, culturale. Le dinamiche di consumo digitale, l’uso intensivo delle piattaforme, l’automazione delle decisioni producono impatti che non riguardano solo le risorse, ma i legami, il tempo, l’attenzione. Una società che consuma relazioni come consuma dati non è sostenibile. Comprendere le relazioni aumentate significa anche interrogarsi su come costruire ambienti digitali che non logorino l’umano, ma lo rendano più capace di cooperazione, responsabilità e cura dello spazio comune.
Questo è il filo che tiene insieme intelligenza artificiale, scuola e sostenibilità, l’idea che l’innovazione non sia neutra e che il futuro non sia scritto dalla tecnologia, ma dalle scelte collettive. Perché, in un tempo che chiede risposte rapide, il compito più urgente resta quello di imparare a fare buone domande. E perché, anche nell’era delle macchine intelligenti, il vero tema resta uno solo: che tipo di relazioni vogliamo costruire per restare umani.
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