La malattia di Alzheimer

Oltre la memoria: dalla dignità della cura alle nuove scoperte

Dino Masella

1/30/2025

human brain toy
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Descritta per la prima volta dallo psichiatra tedesco Alois Alzheimer nel 1906, questa patologia rappresenta la forma più comune di demenza. È caratterizzata da un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, della memoria e del linguaggio.
Come definire l’invisibile?
La malattia non è una semplice perdita di memoria, ma un insieme complesso di deficit definiti dalle "A" della demenza: 
- Afasia: incapacità di formulare e comprendere il linguaggio. 
- Aprassia: incapacità di compiere movimenti volontari e coordinati. 
- Agnosia: incapacità di riconoscere oggetti, persone, volti o suoni. 
- Amnesia: perdita della memoria. 
- Agrafia: incapacità di scrivere.
Nella gerarchia delle funzioni psichiche, il deficit mnemonico è solitamente il primo a manifestarsi; è importante sottolineare che non vi è una neurodivergenza di genere nella sua incidenza.
Tre metafore per comprendere la patologia

  1. Il Paradosso delle Chiavi: invecchiare significa dimenticare dove sono le chiavi; l’Alzheimer è averle in mano e non sapere a cosa servano.

  2. L’Ombrello e la Pioggia: "demenza" è il termine generale (l'ombrello), mentre l'Alzheimer è la patologia specifica (la pioggia fitta).

  3. Il Libro Sbiadito: l’identità è un libro dove l'inchiostro sbiadisce. Le pagine restano, ma leggerle diventa arduo. Se i farmaci "ripassano l'inchiostro", la cura umana è ciò che tiene il libro aperto.

Epidemiologia e Cause

L'incidenza cresce drasticamente con l'età: 1% sotto i 60 anni, 7% a 65 anni e fino al 30% sopra gli 85 anni.

I "colpevoli" biologici identificati sono principalmente due: placche di beta-amiloide (accumuli proteici extracellulari); proteina Tau (aggregati proteici interni ai neuroni).

Si osserva inoltre un grave deficit di acetilcolina, che comporta la morte massiva dei neuroni nel Nucleo Basale di Meynert (situato nel prosencefalo basale, tra globus pallidum e amigdala, parte del sistema limbico).

Le Frontiere del 2025: Microglia e Microbiota

Le recenti scoperte hanno acceso i riflettori su nuovi attori:

- Microglia: parte del sistema immunitario cerebrale (costituisce il 20% dei macrofagi del SNC). Se iperattivata da neuroinfiammazione, accelera il danno neuronale.

- Microbiota (Asse Intestino-Cervello): una connessione metabolica così stretta da far parlare di "diabete di tipo 3". L'insulino-resistenza neuronale gioca un ruolo chiave; l’iperglicemia può aumentare il rischio di contrarre la malattia fino a 150 volte.

La Rivoluzione Diagnostica e la Prevenzione

La diagnosi precoce è oggi possibile grazie a:

- Biomarcatori ematici: il dosaggio della proteina p-tau217 tramite un semplice "pungidito" può rilevare la patologia anni prima dei sintomi.

- Intelligenza Artificiale: algoritmi che analizzano grafia, linguaggio e movimenti oculari come biomarcatori digitali.

Secondo uno studio di Lancet (2024), quasi la metà dei casi può essere prevenuta agendo su 14 fattori modificabili: salute dell'udito, controllo cardiovascolare (ipertensione, colesterolo), riserva cognitiva (istruzione), attività fisica, contrasto alla solitudine, abbandono del fumo, riduzione dell'alcol e protezione dai traumi cranici e dall'inquinamento.

Nuove Frontiere Terapeutiche

- Anticorpi Monoclonali: Lecanemab e Donanemab (eccellenze della ricerca che includono il contributo italiano) agiscono sulle cause, riducendo il declino cognitivo del 27-35%.

- Farmaci Oncologici: molecole come letrozolo o irinotecano sono in fase di studio per il ripristino della memoria.

- Stimolazione e Terapia Genica: la stimolazione magnetica del Nucleo di Meynert e l'iniezione tramite vettori virali del gene per il fattore di crescita nervoso (NGF) direttamente nei neuroni colinergici.

Conclusione: Autofagia e Dignità

Le neuroscienze ci insegnano che la degenerazione deriva anche dal fallimento dell'autofagia (la capacità della cellula di smaltire le proprie strutture danneggiate) e dalla neuroinfiammazione, che altera l'innervazione colinergica e dopaminergica.

Oltre i dati clinici, resta il valore etico: la misura di una società si vede da come cura chi ha dimenticato tutto. La medicina ci regala tempo; il nostro compito è riempirlo di vita.