La società dell’informazione è alla base dell’ecosistema digitale
Alfonso Benevento
2/14/2024
Viviamo immersi in una miscela di gas, l’aria, che sostiene la vita. Contemporaneamente viviamo immersi anche in quell’ambiente pieno di informazioni che è l’Infosfera. Da entrambi gli habitat non possiamo uscirne fuori, se lo facessimo nel primo caso si parlerebbe di morte fisica, nel secondo di morte sociale.
Come la Biosfera è lo spazio in cui è possibile la vita sul nostro pianeta, così l’Infosfera è la globalità dello spazio delle informazioni che comprende sia il cyberspazio che i media classici. Internet, telefonia digitale e tutto quanto estende lo spazio tradizionale grazie alle innovazioni, unitamente alle biblioteche, agli archivi cartacei ed ai mezzi di divulgazione tradizionali, costituiscono il nuovo universo dell’informazione. Se si interpreta il mondo in termini informazionali, allora il termine infosfera si riferisce a porzioni della realtà sempre più vaste. Biosfera e mondo della fisica sono quindi una regione dell’infosfera. L’uomo di questo contesto ne fa parte come organismo informazionale interconnesso, ovvero come: Inforg (definizione del filosofo Floridi). L’Inforg è quindi “l’essere vivente”, dell’infosfera. Internet ha così prodotto un nuovo modello di società, basata sulla comunicazione, creata in un ambiente di informazioni: l’infosfera, e vissuta da individui, Inforg, interconnessi tra di loro e anche con strumenti e cose.
L’espansione continua delle connessioni, come conseguenza, ha:
§ reso sempre più impercettibile la frontiera tra reale e virtuale
§ ridotto i confini tra uomo, macchine e natura
§ aumentato la quantità di informazioni disponibili, diventate a volte sovrabbondanti
§ spostato il primato dal soggetto all’interazione
In questo scenario, ciascuno modella la realtà circostante in concetti e informazioni per comprenderla e dominarla, relazionandosi con il mondo in maniera arbitraria ed individuale, ma senza una morale condivisa. Agli spazi fisici classici si sovrappongono nuovi strati di senso e di informazione, accrescendo le conoscenze su persone e cose. Ciò di cui maggiormente si sente la necessità è discriminare il vero dal falso, e distinguere ciò di cui abbiamo bisogno rispetto al superfluo. Sicuramente le relazioni umane e la circolazione delle idee operano su basi nuove, potendo contare sull’elevato numero di persone raggiungibili e sui metodi di comunicazione. L’infosfera diventa quindi un nuovo ambito di formazione di “intelligenze collettive”, in cui i singoli individui si stimolano reciprocamente. In questo spazio trovano slancio forme cooperative come le comunità virtuali, le identità multiple, quelle condivise, che hanno la possibilità di spaziare dai temi personali a quelli collettivi, dalle istanze locali a quelle globali. Tuttavia può anche accadere che si antepongano atteggiamenti e comportamenti negativi, lontani dal buon senso come il cyberbullsmo o le fake news, sempre e comunque in una dinamica tutta interna fra gli utilizzatori che ne sono la causa, mentre gli strumenti ne amplificano gli effetti. In questo modo si esce fuori dal senso comune dell’etica, con la complicità dell’indifferenza collettiva, e la certezza di rimanere anonimi in uno spazio che non esiste. In realtà rischiamo di vivere in una bolla creata nell’infosfera da Google Apple, Facebook, Amazon e Microsoft (GAFAM), in cui ci sono stati eliminati i diritti in un’economia del dono in cui nessuno è cittadino o cliente, ma semplicemente ospite. Da ospiti non ce la sentiamo di protestare e, non riusciamo a raggiungere la consapevolezza del luogo e quindi dell’etica dei comportamenti. Si è quindi prodotto un sistema efficiente e flessibile ma con un vuoto di accountability. Del resto sempre più persone trascorrono una crescente quantità di tempo a diffondere notizie sul proprio conto, interagendo con altre persone digitalmente. Si utilizzano le tre fondamentali operazioni di: lettura/scrittura/esecuzione dentro quello spazio, l’infosfera, che è allo stesso tempo fisico e virtuale. Le ICT sono diventate importanti nel dare forma alle singole identità personali, cui ciascuno si espone. Si può quindi parlare anche di tecnologie del se, che però vanno sapute gestire poiché stanno modificando contesti e pratiche attraverso cui diamo forma a noi stessi. L’identità personale, cioè chi siamo, e la concezione di sé, cioè chi pensiamo di essere, dovrebbero essere vicine e influenzarsi vicendevolmente per dare forma evoluta a ciò che pensiamo o vorremmo essere. Vi è poi il se sociale, il modo in cui siamo descritti o vorremmo essere percepiti. È proprio il se sociale il canale attraverso cui le ICT, soprattutto i social interattivi, esercitano impatto e influenza sulle nostre identità personali legate alla continuità nel tempo e degli scenari. Siamo ciò che eravamo anche lo scorso anno? Anche se fossimo cresciuti in un luogo diverso? Per ciascuno che nel mondo reale vive la vita da adulto sui social, la propria identità online è work-in-progress sempre da aggiornare. Iperconsapevole di sé condivide, attraverso social e istant-messaging, gusti personali, dettagli privati, esperienze intime in un flusso continuo da condividere.
Proprio in questo scenario le ICT hanno prodotto significative trasformazioni nella nostra storia (l’iperstoria), nel nostro nuovo ambiente (l’infosfera), e nello sviluppo dei nostri sé (l’esperienza onlife). Nell’esperienza onlife - online e vita reale – le dicotomie tra reale e digitale, uomo e macchina non sono più nitide, in un contesto sempre maggiore di disponibilità di informazioni in cui la responsabilità è sempre più liquida e divisa tra strumenti e persone.
L’evoluzione della tecnologia e le trasformazioni conseguenti di alcuni loro prodotti come ad esempio Internet e Web, hanno tutt’insieme definito un nuovo modello sociale sempre in continua evoluzione e indicato come “società dell’informazione”, in cui reale e virtuale, online e offline coincidono nella quotidianità individuale e collettiva.
Da questo nuovo modello (sociale) scaturisce il concetto di community di soggetti detto “Ecosistema Digitale”. La società che lo compone è intesa come comunità costituita contemporaneamente da persone ed esperienze appartenenti all’ambiente fisico circostante, che si relazionano tra loro sulla base dello scambio d’informazioni. È proprio l’interazione fra flussi di dati e scambi di informazioni, che avvengono tra persone e cose, determinano una nuova forma di “equilibrio dinamico” in cui ciascun individuo singolarmente o come parte della società ne è coinvolto in maniera diretta o indiretta.
L’Ecosistema Digitale è quindi una community di soggetti che interagendo tra loro si scambiano informazioni, le combinano per trasformarle in conoscenze, le modificano in abilità e contatti per migliorare l’esistenza individuale e quella collettiva, per soddisfare il sempre maggior numero di bisogni del singolo o della collettività.
All’interno di questo Ecosistema Digitale che parte da quello naturale accresciuto di complessità, ogni singolo elemento che ne fa parte contribuisce a comporre quell’unica entità che è questo nuovo sistema, proprio come avviene per le singole cellule che costituiscono un solo organismo. Ciascuno di noi come individuo, è un elemento che compone questo Ecosistema Digitale in continua trasformazione per via del cambiamento dei singoli componenti.
Ne segue quindi che la trasformazione della società e il nuovo modello organizzativo impongono delle riflessioni sui concetti di inclusione sociale e disagio culturale. Se la tecnologia e la tecnica riescono a trasformare sotto forma digitale qualsiasi cosa, persino il pensiero dell’uomo che per definizione è analogico, continuamente ri-definiscono un nuovo modello sociale fatto soprattutto di interazioni differenti tra uomo e macchina e tra uomo e uomo, la cosa con cui tutti dobbiamo fare i conti è il moltiplicarsi in maniera esponenziale dei dati e delle estrazioni di questi. Una catena del pensiero che è incrementata e accelerata dalla possibilità di scambiare istantaneamente, verso qualsiasi parte del globo, messaggi. L’attuale comunicazione, che è progresso, ha creato un nuovo medium (la rete intesa come strumento di scambio di informazioni) dando vita a un rinascimento culturale in cui i disagi individuali possono essere temporaneamente ridimensionati. Inoltre la comunicazione, come prodotto di questo nuovo strumento, ha anche modificato il concetto di spazio e di tempo, accorciando le distanze e dilatando gli intervalli temporali. Questo tipo di comunicazione ha tuttavia prodotto la frammentazione della conoscenza, per cui è necessario creare nuovi quadri d’insieme in cui strumenti e contenuti concorrano a conoscere il mondo e costruire un nuovo senso di cittadinanza che possa realizzare una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva” per il singolo e la collettività. Gli strumenti e le tecnologie devono, perciò, servire a far conoscere meglio le potenze della natura e degli esseri umani, facendo superare quei limiti individuali e sociali che creano divario interpersonale e disagio culturale. Occorre cioè recuperare la libertà personale ed individuale diventando consapevoli della vera essenza della tecnica, per custodire le sue forze, rimanendo soggetti puri e non oggetti calcolabili e misurabili. Bisogna creare un senso nuovo e collettivo di ecologia digitale: che inneschi sistemi di conoscenza in grado di allontanare la pseudo-conoscenza; che attivi sistemi di economia circolare; che incentivi l’inclusione come forma di superamento delle diversità personali e culturali; che superi il disagio della preparazione con una formazione consapevole; che accenda strumenti di comunicazione multidisciplinari; che interpreti la robotica e l’intelligenza artificiale come strumenti e non illusioni; che faciliti l’analisi e la comprensione degli ambienti digitali come competenze individuali e collettive da raggiungere. La scuola, la famiglia e la società sono perciò chiamate ad indirizzare i giovani verso questo cammino di conoscenza consapevole.
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