La trasformazione del digitale e il patto intergenerazionale

Alfonso Benevento

6/17/2024

aerial view of assorted-color toys
aerial view of assorted-color toys

Un recente studio Istat riporta che il 53,5% di italiani, dai sei anni in su, durante il 2019 si è collegato ogni giorno ad Internet. Sempre lo stesso studio riferisce che i giovani sono i più assidui utilizzatore della Rete, infatti oltre il 90% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni utilizza internet quotidianamente, e gli internauti nella fascia d’età tra i 65 e i 74 anni sono il 41,9%. Ancora l’Istat fa sapere che il 76,1% delle famiglie dispone almeno di un accesso alla Rete e fra questi il 74,7% ha una connessione a banda larga, inoltre le regioni del Centro e del Nord Italia sono quelle con una percentuale maggiore di famiglie dotate di connessione a banda larga rispetto a quelle del Sud. Infine la maggior parte di famiglie che non ha accesso da casa ad internet individua la ragione nella mancanza di capacità (56,4%), mentre il 25,5% dichiara di non avere internet a casa perché lo considera uno strumento poco utile e scarsamente interessante. Riflettendo su questi dati si comprende come l’utilizzo disomogeneo di internet e degli strumenti tecnologici rischi di alimentare sempre di più il divario fra diverse generazioni, soprattutto fra giovani e adulti, oltre a generare un enorme divario comunicativo tra i ragazzi di diverse età. Si intravede la necessità di una ridefinizione delle forme innovative di apprendimento tenendo conto e coinvolgendo tutti gli attori in campo (giovani, adulti, famiglie, società, scuola, media e mondo del lavoro). Il digitale in tutte le sue diverse molteplicità sta cambiando la realtà che ci circonda e la società, imprimendole una trasformazione di carattere antropologico, ha modificato il concetto di tempo (dilatandolo) e quello di spazio (contraendolo). Di conseguenza il mondo del lavoro sta cercando di percepire e governare quei processi di cambiamento che lo coinvolgono mentre la scuola, al suo interno, è alla ricerca di nuove strade per (ri)modulare la didattica. Il Covid-19 sta ora premendo con prepotenza sull’acceleratore del rinnovamento, al punto che concetti come: didattica digitale, smatworking e Zoom-fatigue (è così definito l’affaticamento dall’utilizzo protratto nel tempo di piattaforme per fare webinar, videolezioni ed elearning) che prima di marzo del 2020, pre pandemia da Covid, si conoscevano poco ora sono diventati di uso corrente. Adoperiamo nuovi strumenti di comunicazione e diverse modalità di relazione, durante il lockdown abbiamo imparato a rimanere in casa isolati e rivedere (online) persone vicine emotivamente ma lontane geograficamente. La didattica digitale, che comunque sta garantendo in questo periodo di pandemia la formazione degli studenti, presuppone nuovi scenari pedagogici oltre che la trasformazione del consolidato sistema educativo scolastico italiano sia per scongiurare l’allontanamento dei giovani dai processi socio-evolutivi in atto, sia per evitare che il divario fra generazioni aumenti sempre di più. Sicuramente c’è stata un’evoluzione dell’educazione digitale e dei cittadini digitali in questi anni del nuovo millennio, passando quest’ultimi da un totale scetticismo verso una completa accoglienza del digitale. Se ad inizi secolo vivevamo con sospetto l’arrivo di questo nuovo “media” che reinventava il reale nel virtuale, oggi è completa e totale l’accoglienza nei confronti del digitale sia da parte delle generazioni cosiddette native digitali sia dagli immigrati digitali. La pervasività capillare delle tecnologie digitali, che ha coinvolto le società di tutto il mondo, ha generato ad esempio: un nuovo linguaggio legato proprio al mezzo digitale delineando anche la cosiddetta “democratizzazione del linguaggio dei nuovi media”; un nuovo modo di (ri)organizzare il pensiero sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale, che sia cioè in grado di elaborare e distribuire le informazioni molto velocemente, in modo da essere sempre più creativo ovvero riuscire a produrre idee nuove e utili che attivino perfino comportamenti multitasking; un nuovo tessuto sociale in continuo movimento e in costante evoluzione. Il divario generazionale che si è venuto a creare non investe soltanto il rapporto genitori-figli ma anche generazioni vicine tra di loro per età e che comunque hanno linguaggi e modi di comunicare parzialmente differenti. Ne segue che queste trasformazioni coinvolgono i processi di apprendimento e di istruzione con una vistosa ricaduta sui comportamenti adottati da parte dei più giovani, che in maniera consapevole oppure no, hanno un contatto ed un utilizzo spesso intenso delle tecnologie digitali. Agli educatori ovvero ai genitori e agli insegnanti la sfida posta loro dal digitale è quella di saper intercettare, per interpretare, l’evoluzione del contesto educativo in atto che sta proiettando i giovani verso il futuro. I giovani devono poter comunicare in maniera efficace tra di loro e con la società di cui fanno parte, comprendendo anche la famiglia e la scuola. Assumendo un atteggiamento diffidente verso media e tecnologia si rischia di sottovalutare il tema educativo che proprio il digitale nel suo complesso ci sta ponendo, creando perciò scollature sociali e inter-personali a prescindere dall’età e dalle generazioni. Poiché la tecnologia digitale ha trasformato, rivoluzionando, il modo con cui si accede alle informazioni e come le stesse si apprendono, in definitiva quindi la maniera di comunicare nella sua globalità, anche la scuola sta risentendo di questo cambiamento e, conseguentemente, i metodi di insegnamento stanno subendo continue rimodulazioni per poter essere più vicini alle esigenze formative degli studenti e allo stesso tempo aderenti alla contemporaneità. C’è da dire che la didattica scolastica tradizionale è stata pensata quando ancora non esistevano le attuali tecnologie, e questo è il motivo per cui gli studenti l’avvertono, dal loro punto di vista, poco coinvolgente. Famiglia e scuola, come enti educatori, si trovano a dover preparare i giovani ad un uso consapevole di quelle stesse tecnologie digitali che spesso da adulti conoscono poco. Ci troviamo di fronte alle due Generazioni: Z e Alpha che sono abituate spontaneamente ad utilizzare quel digitale che gli adulti hanno dato loro, a volte anche inconsapevolmente, senza averne ricevuto alcuna formazione. La rivoluzione digitale ha introdotto un nuovo modo di apprendimento basato sulla velocità e fatto con tecnologia sempre aggiornata e costantemente a disposizione. La scuola, dal canto suo, non può non tenerne conto, per cui dovendo pensare a nuove modalità didattiche si trova a dover ricorrere con sempre maggiore interesse a pensare: “lezioni online interattive”, che prevedano un “coinvolgimento attivo degli studenti” sin dalla sua preparazione (flipped classroom), utilizzando anche i propri dispositivi (byod). Questo modello, così strutturato, capovolge di fatto lo schema classico della lezione/spiegazione che prevede da una parte il docente a scuola che spiega la lezione e dall’altra lo studio dei ragazzi svolto a casa. Concordando col pensiero di Jerome Bruner quando definisce “amplificatore l’ausilio di sistemi di attrezzature esterne che consentono all’uomo di evolversi”, allora la tecnologia digitale possiamo intenderla come l’amplificatore delle capacità umane e dell’apprendimento. La Rete potendo svolgere diverse funzioni tra cui essere un luogo di: comunicazione, scambio e collaborazione, deposito di informazioni da cui poter attingere informazioni e dati da trasformare in nuove (in)formazioni, pubblicazione, allora in campo educativo e scolastico diventa un utile alleato del docente senza per questo mai soppiantarlo. Gli ambiti e le funzioni proprie della didattica in Rete possono essere (ri)articolati considerando lo spazio digitale come: luogo in cui cercare informazioni o consultare dati; pubblicare informazioni ad esempio attraverso siti web oppure blog; scambiare idee ed esperienze attraverso strumenti di comunicazione sincrona o asincrona; creare collaborazioni/cooperazioni in cui si possa sviluppare l’attività di gruppo e quella individuale utili alla crescita formativa dell’individuo e del gruppo. La Rete oltre a svolgere la funzione di amplificatore, è anche un contenitore sconfinato di informazioni, di risorse, di testi e di documenti. Se oggi in Rete si sta verificando la cosiddetta saturazione di informazione, ne segue che non basta soltanto avere a disposizione gli strumenti per consultare internet ma occorre sapere cosa cercare e come cercare, imparare a distinguere la pertinenza e la qualità dei contenuti. Ciò di cui si ha bisogno per esplorare internet è sviluppare il senso critico considerando la complessità dell’esperienza compiuta quando si selezionano le informazioni, il criterio con cui si raccolgono e si valutano. Quando in Rete si reperiscono informazioni senza volerlo si investono tre ordini di competenze: saper orientarsi nello spazio virtuale per cercare informazioni attraverso il browser; strutturare e sintetizzare le informazioni ottenute; valutare le risorse attraverso la pertinenza, la veridicità e la significatività. Per far emergere nuove modalità di pensiero, azione e condivisione in modo che ciascuno possa rimanere connesso al contesto, che è in continuo cambiamento, senza tirarsene fuori ci può venire in aiuto la filosofia del maestro Yoda di Star Wars per cui “c’è il fare o il non fare, e non il provare”. E continuando ancora con lo Yoda pensiero, per uscire da questa situazione in cui il digitale ci sta portando non ci resta che “disimparare quello che abbiamo imparato perché forse lo abbiamo imparato quando andava bene, mentre oggi il contesto è cambiato”. Si vede quindi come sia diventato sempre più importante trattare il tema della cittadinanza attiva digitale sia a casa che a scuola. Secondo Mike Ribble, educatore e scrittore, sono nove gli elementi di base utili da insegnare alle giovani generazioni perché durante le loro navigazioni e più in generale nell’utilizzo delle tecnologie possano essere sicuri, responsabili e giuridicamente consapevoli. I nove elementi sono: Imparare a gestire l’accesso digitale; diventare consumatori efficaci del commercio digitale; utilizzare in maniera etica e consapevole la comunicazione digitale; consapevolezza critica delle fonti di informazione disponibili ovvero alfabetizzazione digitale; come nel mondo fisico anche quello digitale ha un insieme di regole e comportamenti, per cui conoscere il galateo digitale; educazione al diritto d’autore, alla proprietà privata, all’identità, alla legge del mondo digitale cioè al diritto digitale; libertà di parola e rispetto della privacy ossia diritti e responsabilità digitali; utilizzare la tecnologia in modo sicuro quindi salute e benessere digitale; conoscere i pericoli del mondo digitale perciò sicurezza digitale. Questi principi secondo Ribble, e penso facilmente condivisibili da tutti, incarnano quei campi che ogni cittadino digitale, a prescindere dall’età, dovrebbe conoscere e mettere in pratica, per condurre una vita on line che possa essere produttiva e positiva. La generazione Z è quella nata nel periodo 1995-2010, alcuni di loro sono già entrati nel mondo del lavoro altri si stanno preparando per farlo. La generazione Alpha è quella nata dal 2010 in poi, sono sempre connessi e con lo smartphone in mano sin dalla nascita. L’Italia sta vivendo come periodo storico quello legato ai termini priorità e urgenza, e cerca allo stesso tempo di rivedere il presente in una logica proattiva. Non si può però aspettare che le nuove generazioni portino il cambiamento altrimenti si creerebbe una logica disfunzionale. Proprio per questo occorre dialogo e sinergia tra le generazioni digitali e quelle precedenti scongiurando così il gap generazionale tra cittadini digitali e tardivi digitali. C’è bisogno di fare rete rispettando le diverse generazioni, le origini e i vissuti individuali e collettivi in modo da cambiare il mondo in meglio sia che si viva on-line che off-line, avere quindi una visione futura a prescindere dall’età.