L’erosione dell’autonomia clinica: l’equilibrio fragile tra supporto decisionale e libertà professionale
Un aiuto che guida troppo può trasformarsi in vincolo. L’autonomia resta una condizione essenziale della cura.
Matteo Benevento
4/22/2024
Uno degli obiettivi dichiarati dell’intelligenza artificiale (IA) in medicina è supportare le decisioni. Offrire raccomandazioni, ordinare priorità, suggerire opzioni basate su grandi quantità di dati. In molti casi, questo supporto è prezioso. Riduce l’incertezza, aiuta a non dimenticare passaggi importanti, amplia lo sguardo. Ma proprio mentre il supporto cresce, emerge una tensione sottile: fino a che punto sostenere senza restringere l’autonomia clinica? L’autonomia del medico non è mai stata assoluta. Linee guida, protocolli, vincoli organizzativi hanno sempre orientato le scelte. L’IA si inserisce in questa trama come un ulteriore livello di orientamento, spesso più persuasivo perché appare personalizzato e basato su evidenze complesse. Il rischio non è perdere l’autonomia in modo esplicito, ma vederla ridursi gradualmente, senza accorgersene.
Dal punto di vista clinico, questo accade quando una raccomandazione algoritmica diventa lo sfondo costante della decisione. Anche quando il medico mantiene formalmente la libertà di scelta, deviare dal suggerimento può apparire come un’eccezione da giustificare. La libertà resta, ma diventa costosa. In questo spazio, l’autonomia si trasforma da pratica naturale a atto difensivo. Nel rapporto con il paziente, questa dinamica può avere effetti ambigui. Da un lato, il supporto decisionale rafforza la percezione di rigore e accuratezza. Dall’altro, riduce la possibilità di adattare realmente la decisione alle preferenze e ai valori della persona. Se la scelta appare già ottimizzata, lo spazio per discuterla si restringe. La decisione resta corretta, ma meno negoziabile. Per i medici in formazione, crescere accanto a sistemi che suggeriscono costantemente può influenzare il modo di pensare. Si impara a riconoscere le opzioni raccomandate, meno a esplorare alternative. Non per mancanza di curiosità, ma perché il percorso sembra già tracciato. Questo può rendere più difficile sviluppare un senso pieno di responsabilità decisionale. C’è anche una dimensione istituzionale. Le organizzazioni possono utilizzare il supporto decisionale per ridurre la variabilità, aumentare la standardizzazione, migliorare la tracciabilità. Obiettivi legittimi, ma non neutri. Quando il supporto diventa criterio di valutazione, l’autonomia rischia di essere percepita come deviazione. In medicina, però, la capacità di deviare quando serve è una competenza, non un errore. Il problema non è il supporto in sé, ma la sua trasformazione in vincolo implicito. Un supporto che orienta senza chiudere, che suggerisce senza imporre, rafforza l’autonomia. Un supporto che diventa riferimento normativo la indebolisce. La differenza sta nel modo in cui il sistema viene integrato e nel margine di scelta che lascia.
Nel lavoro quotidiano, il medico è chiamato a un esercizio continuo di consapevolezza. Riconoscere quando una decisione nasce dal proprio giudizio e quando è fortemente guidata. Esplicitare questo passaggio, anche a sé stessi, è una forma di tutela dell’autonomia. Senza questa consapevolezza, il supporto rischia di diventare sostituzione. L’autonomia clinica non è un privilegio individuale. È una condizione per una cura responsabile. Significa poter adattare, rivedere, contestare. L’IA può rafforzare questa autonomia se viene usata come strumento di confronto. Può ridurla se viene assunta come autorità silenziosa. Forse la vera sfida è questa: costruire sistemi che sostengano il medico senza stringerlo, che amplino le possibilità senza chiuderle. Perché curare significa scegliere in modo informato, non eseguire in modo corretto. In un’epoca di supporti sempre più sofisticati, preservare l’autonomia non significa rifiutare l’aiuto, ma mantenere viva la capacità di decidere. Ed è proprio questa capacità che rende la medicina una pratica umana, non una semplice applicazione di raccomandazioni.
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